|
5
Paolo Chimeri
Paolo Chimeri, orafo scultore, nato a Genova, il 1° settembre 19.33.
"Arte e tradizione dei fraveghi" s'intitola un interessante e documentato catalogo monografico edito a Genova nell'82 in occasione di una mostra promossa dagli Assessorati alle Attività Culturali e all'Artigianato dei Comune ligure, e dedicata all'arte, antica e nobilissima, dei "fraveghi" appunto, cioè degli orafi e degli argentieri genovesi.
In questo catalogo avevano la loro parte accanto alle opere - piatti, vasi istoriati, calici, gioielli,
e così via - di antichi maestri ed artigiani presenti nei Musei e nelle collezioni genovesi, a partire da un piatto di argento sbalzato e cesellato dei Mathias Melin, artista olandese della seconda metà dei '600, la ricerca e la riuscita di questo giovane Paolo Chimeri che oggi espone - e propone, vorrei dire - alla Galleria IL PUNTO il frutto di un'esperienza, di una condizione estetica e creativa, di un linguaggio diversi: opere di scultura di grandi dimensioni (fino a due metri e mezzo di altezza) in cui è evidente la tensione, la spinta a portare la forma e la materia per raggiungere al di là dell'ordine, della grazia, della magia, dello stesso sottile gioco (e riscatto) della fantasia per raggiungere una diversa consistenza oggettuale, in un contesto nuovo plastico-dinamico, un'indagine nuova sulle possibilità espressive dello stesso materiale ma, oltre a questo, una coraggiosa volontà di caricare il proprio lavoro di complessità di rapporti (forma e spazio, volume e luce); una ricerca e un' indagine, dunque, su tutte le possibili funzionalità, sulla condizione stessa, della scultura.
Già quell'attento, appassionato scrittore e amico degli artisti che fu Davide Lajolo presentava una mostra di Chimeri nella stessa Galleria genovese "II Punto" segnando il passaggio dal lavoro dell'orafo a quello dello scultore, "dal monile alla piccola scultura", e proprio in questo passaggio vedeva il "significato più autentico" dei suo impegno. "Dall'argento al bronzo - scriveva Lajolo - poi sarà il ferro, il legno, la pietra". "Scultore - scriveva sempre Lajolo - "si diventa faticando, provando e riprovando quando all'abilità, al mestiere soccorre il temperamento, il senso della poesia".
E Chimeri è arrivato più in là: dalle piccole sculture alle grandi sculture, e a questa fatica, a questo impegno è arrivato coli un'articolazione così asciutta e severa, coli una così nervosa tensione negli incastri e negli svincoli delle forme, con una spinta così decisa, caparbia perfino, verso l'alto e il lontano che mi sembra poter dire che proprio in queste grandi opere egli raccoglie e riordina tutti i suoi impulsi, trova lo spazio e il tempo a lui congeniali.
Va detto subito che neppure i gioielli, gli argenti, gli sbalzi, le piccole sculture rientravano nella categoria tecnico-tipologica dell'oreficeria, dell'artigianato secondario al servizio, sia pur squisito, dei punti deboli del gusto, delle zone inerti e ottuse dei costume sociale.
Chimeri già si prefiggeva, evidentemente, di moltiplicare con la raffinatezza delle sue forma (e con l'insistenza dei valori simbolici, degli ornati, delle Figure: guardiamo, per esempio, alla serie dei "Musici" sei formelle liberamente tratte da disegni di Giannetto Fischi: un omaggio, anche, al grande pittore) il valore della materia, così da ottenere il massimo del valore coi minimo della materia. Già in questi piccoli componimenti plastici, come poesie coli la durata di una strofa o di un verso, la morfologia di Chimeri era varia e imprevedibile, aperta a tutti i riflessi della memoria e a tutti i capricci della fantasiaPer le immagini delle creazioni vedi pagina su portale cliccando qua...
|
|