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11 TERREMOTO NEL FRIULI di Mauro Piffero

Era il 6 maggio 1976 - non ricordo esattamente l’ora, ma sicuramente a pomeriggio inoltrato - quando le trasmissioni sul televisore portatile che tenevo quasi sempre acceso in officina si interruppero improvvisamente, per mandare in onda un’edizione speciale del telegiornale.

Le prime parole che ascoltai furono: “… la terra ha tremato nel Friuli per alcuni minuti, una fortissima scossa tellurica ha causato gravissimi danni nella zona di Gemona, si parla di decine di morti, centinaia di feriti e molti dispersi. Appena avremo altre notizie, interromperemo le trasmissioni per ulteriori aggiornamenti”.

All’epoca, assieme ad Ezio Raffetto, avevamo la passione delle ricetrasmissioni e possedevamo una stazione CB nel Bescalupo, ad Ognio, con la quale, propagazione permettendo, riuscivamo ad effettuare collegamenti con radioamatori di tutto il mondo. Quella sera, appena terminato il lavoro, ci avviammo alla stazione radio per riuscire a capire l’entità del sisma e, dalle notizie che rimbalzavano, capimmo subito che il terremoto era stato devastante. Già verso mezzanotte si parlava di centinaia di vittime.

Ricordo che rimanemmo all’ascolto fino a notte inoltrata per renderci conto di come si stavano mettendo in moto i primi soccorsi. Dopo alcune ore, dalla Toscana stava già partendo una colonna di automezzi dell’esercito, Vigili del fuoco e tanti, tantissimi volontari.

Le stazioni ricetrasmittenti, all’epoca, erano l’unico mezzo di comunicazione in grado di tenere contatti e collegamenti nelle situazioni di emergenza: i telefoni cellulari non esistevano ancora, perciò i radioamatori, con le loro attrezzature, rivestirono di un’importanza fondamentale per il coordinamento immediato degli aiuti, rimanendo a disposizione con i loro “baracchini” ventiquattro ore su ventiquattro, per il periodo necessario, senza staccare la spina.

Passata praticamente la notte all’ascolto, l’indomani mattina, prima di andare a lavorare, passai da Marietto raccontandogli quanto avevamo ascoltato durante la notte.

Ci trovammo d’accordo sul fatto che sarebbe stato importante cercare di dare un aiuto anche noi, come Croce Rossa.

Venne così deciso di chiedere aiuto alla popolazione. Ciclostilammo un volantino con l’elenco di tutti i generi richiesti via radio, e, nel giro di una settimana, disponevamo di materiale sufficiente a riempire 3 autocarri: reti metalliche, materassi, biancheria, alimentari, acqua minerale, coperte, ed ogni genere di aiuti di prima necessità. Vennero anche raccolti cinque milioni di lire, somma assai considerevole per quei tempi.

Nel frattempo ci rivolgemmo a Bruno dei Bassi, che da anni risiedeva a Udine, dove faceva l’ambulante di giocattoli nei mercati settimanali dei paesini del Friuli, chiedendogli di segnalarci un paese che avesse, più di altri, bisogno di aiuti ed al quale avremmo potuto portarli direttamente. Il buon Bruno contattò allora il sindaco di Buia, comune in provincia di Udine, il quale ci fece avere il permesso per poter accedere al paese terremotato.

Così, dopo appe-na una settimana, fummo pronti per partire. La sera prima, mentre stavamo completando il carico dei 3 autocarri, arrivò di corsa la Edda che ci disse: “Ma ai bambini ci avete pensato?”

Ci guardammo stupiti, non comprendendo immediatamente quel che aveva voluto dire, ma subito dopo ci rendemmo conto che aveva intenzione di inviare dei giocattoli.

Oramai avevamo caricato e sui camion non ci stava più neanche un ago.

Fu allora che Marietto, come sempre, ebbe il lampo di genio: “Carichiamo l’ambulanza ed andiamo su anche con quella.

Andammo alla fabbrica e caricammo tutto quello che potemmo, fino al tetto: ricordo che un pacco da 10 palloni di plastica fu sballato per inserire singolarmente i palloni tappando anche gli ultimi buchi.

Il convoglio era costituito da 3 camion, messi a disposizione e guidati da Nando Corsiglia, Ivo Dondero e Marco Zerega, più la “OPEL” carica di giocattoli, mentre della squadra, oltre a me stesso ed ai conducenti citati, facevano parte anche Freddi, Gianni, Angelo, Fiorenzo ed il Sindaco “Giuseppin” Dondero. Partimmo la mattina presto per un viaggio un po’ avventuroso, che peraltro andò molto bene, anche perché non incontrammo traffico.

Arrivammo presto a Udine, dove ci aspettava Bruno Basso, per guidarci verso l’epicentro del sisma. Buia distava una ventina di chilometri: durante il tragitto cercavamo di renderci conto dei segni del terremoto ma, a parte qualche tetto sinistrato, non si vedevano molti danni, neppure in prossimità di Buia. Ma quando, dopo un breve tratto in discesa, entrammo in paese, rimanemmo quasi paralizzati dal disastro che ci trovammo davanti agli occhi, sembravano addirittura le conseguenze di un bombardamento a tappeto: le costruzioni ancora in piedi si contavano sulle dita di una mano, ed anche quelle erano inagibili a causa delle lesioni subite.

Ci avviammo verso il centro del paese dove era stata montata una grossa tenda dentro la quale era stato insediato il Comune. Nando, a nome del Sottocomitato CRI di Gattorna, consegnò un assegno circolare di cinque milioni al sindaco, il quale ci ringraziò dicendo che era il primo concreto aiuto che gli arrivava, e poi ci fece accompagnare al campo sportivo dov’era stata montata la tendopoli per gli abitanti, da cui fummo aiutati a scaricare gli autocarri.

Inutile dire che fu grande la gioia dei bambini quando mostrammo i giocattoli: fummo costretti a portare l’ambulanza in un magazzino ancora agibile, a distanza utile, per poterli scaricare senza essere presi d’assalto. Questo è uno dei ricordi più belli che ancora oggi mi porto nel cuore.

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