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14 MARIETTO

E’ stato sicuramente uno dei grandi personaggi che con la loro dedizione al Sottocomitato C.R.I. di Gattorna ne hanno reso possibile l’attività a dispetto di ogni difficoltà.

Subentrato a “Bubbi” nel 1961 in qualità di Direttore dei Servizi, seppe portare avanti per oltre venticinque anni uno dei compiti più gravosi che l’attività dell’associazione potesse offrire.

La Croce Rossa è una grande organizzazione, radicata oggi in ben 176 paesi, strutturata in modo da poter adempiere ai compiti previsti dal suo Statuto: tutto questo può essere realizzato solo attraverso una serie di regole e chi dirige deve farle rispettare, prendendo decisioni conformi e coerenti con quanto disposto.

Ma applicare questi principi in una associazione composta esclusivamente da volontari è la cosa più difficile che esista: il volontariato, infatti, per sua natura, non è obbligo, ma solo disponibilità e perdere quella di una o più persone è a volte cosa di un attimo.

Marietto è stato un grande: in qualsiasi situazione ha saputo trovare la soluzione giusta ed il modo giusto di realizzarla, riuscendo sempre a far partire una ambulanza e relativo equipaggio ad ogni ora del giorno e della notte, servendosi delle sole risorse di cui disponeva. E non è stato facile.

Aveva assunto il suo incarico da non molto tempo, quando, era l’inizio degli anni sessanta, il gruppo di volontari visse un momento veramente difficile a causa della intransigenza di alcuni: veniva da loro messa in discussione l’azione direttiva lamentando per essi uno scarso impiego a favore di altri che invece più frequentemente venivano chiamati ad effettuare un servizio, certamente perché più facilmente reperibili.

Accadde dunque che questi ultimi, dopo essere stati più volte chiamati in causa nel corso di animate riunioni, preferirono rassegnare le dimissioni e lasciare maggior spazio agli altri.

Ben presto però, coloro che erano stati la causa dell’allontanamento dei colleghi, ed avevano assicurato disponibilità ed impegno, cominciarono a manifestare il loro disagio in conseguenza delle frequenti chiamate ed alla eccessiva durata degli interventi.

Va ricordato che a quel tempo un normale servizio comportava per i militi la perdita di almeno mezza giornata, senza contare che, a volte, per raggiungere le località da cui era giunta la chiamata, era necessario compiere a piedi lunghi ed impervi percorsi, prima per raggiungere un paziente, poi per trasportarlo fino al mezzo in attesa, il quale solo allora poteva finalmente partire verso il Pronto Soccorso più vicino, in genere il San Martino di Genova.

Fu così che quelle persone cominciarono a diradare le loro risposte, arrivando a rifiutare di compiere i servizi.

In una tale situazione Marietto seppe organizzarsi e gestire la situazione nel modo migliore possibile con l’aiuto di un esiguo numero di volontari irriducibili e tenaci.

Il recapito diurno per la chiamata ambulanze fu allocato presso il Bar Centrale, che, nonostante vari cambi di gestione, svolse sempre egregiamente il compito di centralino oltre che di fonte primaria di volontari disponibili.

Le chiamate notturne furono invece gestite dalla famiglia di Basso Giovanni, “Giuanin”, il quale, ad ogni chiamata e per circa trent’anni, oltre a partire lui stesso, si preoccupava di reperire un secondo volontario: spesso era “Macellin” oppure “Giancarlo” e, negli ultimi tempi, “Ezio”.

Durante questo tempo Marietto, pur conservando sempre l’incarico ufficiale di Direttore dei Servizi, fu di volta in volta milite, segretario, cassiere, talvolta anche presidente, riuscendo a far sopravvivere il Sottocomitato in una fase veramente critica della sua esistenza.

Ancora oggi ha del miracoloso che, pur tra le mille difficoltà che si dovevano affrontare, le ambulanze abbiano sempre potuto partire e sia stato possibile portare soccorso a chi ne aveva bisogno, senza mai mancare un’emergenza.

Grazie!

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