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20 FIOCCHI AZZURRI

Per preparare ed illustrare gli articoli che fanno parte del presente volume, è stato necessario esaminare e selezionare molti documenti d’archivio e foto sia di proprietà della C.R.I. che gentilmente messi a disposizione da privati.

Durante una delle tante sedute dedicate a tale attività accadde di soffermarsi su un ritaglio di giornale, riportato di seguito, per la cui datazione dovemmo ricorrere all’ausilio dell’Anagrafe del Comune di Moconesi: la notizia riguardava un parto gemellare, reso particolare per le circostanze in cui era avvenuto e a seguito del quale i mezzi C.R.I. sfoggiarono per diversi giorni bellissimi fiocchi azzurri.

Ne lasciamo la descrizione al Dr. Giuseppe Basso di Gattorna, medico di famiglia intervenuto in quella circostanza.

Sollecitato da Mauro Piffero, presidente della C.R.I. di Gattorna, centro di Guardia Medica della Valfontanabuona, mi accingo a descrivere un episodio accaduto nel gennaio 1993, episodio che, fra i moltissimi interventi in emergenza operati nell’espletamento della funzione di medico sul territorio, ancora oggi mi fa sentire emotivamente coinvolto.

Quel 16 gennaio fui chiamato per una urgenza a Moconesi, in casa di una famiglia, per travaglio di parto: in effetti era quello che avevano riscontrato i Volontari C.R.I. Gianni e Vincenzo Panzarella, Egidio Boasi e Luigi Priano, i quali avevano cercato il sottoscritto avendo capito che la situazione stava precipitando.

Allertato dalla chiamata, mi sono recato nello studio per fornirmi di pinze emostatiche e forbici, ma, uscito di corsa, trovo un milite C.R.I. il quale mi riferisce che il parto era gemellare: rientro quindi nello studio per recuperare un’altra coppia dei ferri sopracitati e mi reco a Moconesi Alto con un mezzo C.R.I.

Giunto al domicilio della gestante, accompagnato dai militi, entro nella dimora e nella camera da letto trovo la futura mamma in avanzato travaglio di parto con accanto una amica vicina di casa, alla quale richiedo una bacinella di acqua calda. Ancora oggi mi chiedo a cosa servisse, forse pretendevo di fare il bagnetto (??) al nascituro come nei film western alla John Wayne.

Comunque, venendo ad hoc, il feto era a mezza strada, o, come si dice in gergo medico, già impegnato nel canale del parto: l’ho aiutato ad uscire, ho di conseguenza reciso il cordone ombelicale e ripulita la bocca del piccolo con un dito, quindi, dopo aver sentito il primo vagito, è stato spontaneo cederlo alla “assistente” per avvolgerlo in una confortevole coperta.

Terminata questa prima per me sensazionale ed eccezionale fase, mi trovavo in uno stato di fortissima emozione in quanto un conto è assistere al parto di un proprio figlio, ma praticato da altri colleghi o vederne molteplici ai tempi dell’università, ma eseguiti da Medici Specialisti; altro è quando tocca e te in prima persona.

In quei momenti cerchi di ripassare mentalmente tutti gli insegnamenti ricevuti e le migliaia di pagine studiate e ristudiate, ma ciò serve a poco: tu sei lì e devi agire nel migliore dei modi ed in poco tempo.

Assicuratomi quindi della buona “performance” del primo bimbo, ho ricontrollato le condizioni cliniche della partoriente, la quale, molto provata, era in procinto di far nascere il secondo gemello.

Memore del principio “non nocere”, fondamentale nella nostra professione, vista la riuscita, positiva fino a quel momento, del mio intervento, ho considerato preferibile non rischiare e di non chiedere troppo alla fortuna ed al Buon Dio: ho quindi disposto per il trasferimento all’Ospedale di Chiavari.

E così, in meno di mezz’ora, con i militi, la partoriente, la signora improvvisatasi assistente-balia con in braccio il primo gemello, giungemmo a destinazione e, raggiunto il reparto ginecologia, alla prima spinta la novella mamma ha messo al mondo il secondo nascituro.

Tutto bene quindi, un’avventura andata a buon fine - purtroppo, nonostante gli sforzi di medici e volontari, non sempre le cose vanno allo stesso modo – di sicuro un episodio che ha suscitato in tutti commozione e felicità, che è rimasto per molto tempo vivo nei nostri cuori. A distanza di tempo rimane solo un po’ di rammarico: di questi bimbi non si sa più nulla e, forse, un grazie a tutti noi sarebbe stato cosa grata….ma purtroppo vedendo come sta andando “a ramengo” il mondo è chiedere troppo

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