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22 IN RICORDO DI M.B. di Lorenzo DeFerrari

Mi sono iscritto in Croce Rossa nel 1997, precisamente il primo di febbraio. Non dimenticherò mai questa data: il giorno prima un conoscente, che era ormai, insieme a moglie e figlia, un amico di famiglia, morì tragicamente sotto casa mia, e la decisione di diventare volontario la devo anche a lui.

Quel tragico evento mi dette infatti la spinta decisiva per varcare la porta della sede ed entrare nella grande famiglia C.R.I. Era da tempo che pensavo di iscrivermi, ma non avevo ancora trovato una motivazione valida.

All’inizio pensavo di fare solo qualche turno, giusto il minimo per dare una mano ad aiutare gli altri; mi resi però conto che a poco a poco la Croce Rossa mi stava entrando nelle ossa e nel sangue, che al suo interno stavo conoscendo un mondo tutto nuovo, di persone che dedicano la loro vita al soccorso di altre meno fortunate.

Leggendo libri ed opuscoli sulle attività della Croce Rossa ho potuto comprendere appieno quale importanza rivesta per la popolazione avere vicino a casa un’associazione del genere, unica in tutto il mondo, radicata nelle città e nei paesi più lontani, nei quali svolge quotidianamente innumerevoli compiti grazie a volontari che prestano la loro opera gratuitamente.

Come sempre accade quando una persona si trova in un nuovo ambiente, il primo scoglio da superare, pensavo, sarebbe stato quello di conoscere gli altri volontari e, possibilmente, fare amicizia. Devo dire che, a parte alcuni screzi iniziali, non ho avuto molta difficoltà ad entrare “nel giro”, e quando ho superato l’esame finale del corso per aspiranti Pionieri – la componente giovane – avevo già un buon bagaglio di amicizie ed esperienze “lavorative”, anche se acquisite in modo indiretto.

Il primo servizio in ambulanza, come tutte le prime volte, è un ricordo sempre vivo: avevo come compagno Mauro Piffero e dovevamo andare a prendere una persona colta da malore in un locale pubblico. Nulla di veramente grave, ma il “118” aveva dato disposizione per il “trasporto del paziente al Pronto Soccorso di Lavagna in Codice Verde”, cioè un trasporto tranquillo, senza urgenza.

Fino a Calvari tutto O.K., ma qui cominciarono i problemi: la persona trasportata peggiora, va in stato di incoscienza, rischia l’arresto respiratorio ed io, fresco di corso, mi ritrovo impegnato a sistemare una mascherina per l’ossigeno senza ricordarmi di aprire la bombola, a guardarmi attorno alla ricerca di un aiuto da…nessuno perché ero solo, a urlare ogni trenta secondi “Corri Mauro che ‘sta qua sta male!” (credo che Mauro desiderasse in quel momento un bel paio di cuffie). E tutto questo mentre stavo in ginocchio sul pavimento dell’ambulanza, non so per quale motivo.

Tempo di arrivare al P.S. e la persona si era già ripresa. Non era così grave come avevo creduto, fortunatamente, ma semplicemente non ero ancora in grado di valutare correttamente i parametri vitali di una persona.

A quella esperienza ne sono seguite tante altre, la maggior parte a lieto fine, alcune purtroppo no, alternate a corsi di Primo Soccorso, esercitazioni, simulazioni, ecc. In Sede, nei momenti liberi, si gioca carte, a biliardo o si parla tra noi, ed è giusto che sia così: la Croce Rossa è una aggregazione di persone che, per prima cosa, devono essere amiche ed in buoni rapporti fra loro affinché la macchina organizzativa funzioni a dovere, anche se non manca chi la pensa diversamente.

La Croce Rossa, dunque, a contatto con la gente: ne è esempio, ed un nostro particolare motivo di orgoglio, la omai classica assistenza sanitaria alle feste, vale a dire la presenza di una nostra ambulanza con personale adeguato in prossimità delle aree dove comitati di quartiere o frazione o paese organizzano festeggiamenti in occasione di particolari ricorrenze. Noi ci presentiamo sul posto, tiriamo fuori tavolini, sedie, manifesti e tutto l’occorrente per il primo soccorso (bende, garze, cerotti, ecc.), ma soprattutto attendiamo pazientemente che la gente venga a farsi misurare pressione e colesterolo.

Naturalmente, abbiamo talvolta dovuto soccorrere persone colte da malore, ma fino ad oggi non sono accaduti fatti veramente gravi. Quello dell’assistenza sanitaria è il servizio che più mi affascina, in quanto, al di là delle prestazioni offerte, permette di rimanere in mezzo alla gente fino alla fine della festa, anche se molti non si accorgono nemmeno di noi.

Ripenso spesso a questi (ormai) sei anni in Croce Rossa, alle persone che ho trasportato, alla disperazione dei parenti di qualche paziente purtroppo deceduto, alle corse verso gli ospedali a qualsiasi ora, alla felicità provata quando siamo riusciti a salvare una vita, all’operazione Moldavia, alle assistenze sanitarie, ai campi estivi, alle raccolte di sangue, alle risate fra amici, alle mangiate in compagnia, alle delusioni: tutto questo fa ormai parte della mia vita, al punto che dopo lavoro e famiglia, il mio pensiero va alla C.R.I. cui dedico gran parte del tempo libero e non solo.

E ogni tanto, come in questo momento, ripenso a quel conoscente di cui ho parlato all’inizio: anche lui come me credeva in tutto quello che faceva, anche lui come me ne era orgoglioso perché parte della sua vita. Sono sicuro che lui, da lassù, mi sta guardando e sorride.

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