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ALIVE – SOPRAVVISSUTI (Ricordo di due campi estivi)
di Serena Piffero e Tiziana De Barbieri
Tra le tante iniziative scaturite dalle prolifiche menti del gruppo Pionieri di Gattorna, sono ancora vive nella nostra memoria le avventure vissute nelle estati del 1997 e del 1998.
Nell’agosto del ’97 abbiamo organizzato, sulle alture di Moconesi, un campo estivo che, programmato per un periodo di tre giorni, è stato poi prolungato di 24 ore. La causa? Il troppo divertimento!
Lo scopo della missione era imparare ad affrontare situazioni fuori dall’ordinario, a comin-ciare dal montaggio delle tende sino alla gestione di soccorsi in condizioni di “pericolo estremo”.
Noi coraggiosi parteci-panti, suddivisi in squadre, abbiamo subito cominciato ad allestire il campo: qualcuno si dedicava alla cucina, altri all’approvvigionamento di acqua e legna, legna che sarebbe poi finita nel falò notturno, per il quale erano stati stabiliti turni di guardia (che qualcuno ha abilmente dribblato).
La giornata tipo comin-ciava col risveglio, pro-vocato dalla dolce melo-dia delle sirene del fuori-strada. Subito un branco di lupi, ancora assonnati ma molto affamati, si lanciava in una folle corsa fra gli alberi nel tentativo di raggiungere la prelibata colazione.
Durante il giorno era obbligatorio partecipare attivamente, o almeno fingere, alle lezioni sull’utilizzo delle attrezzature del nostro mezzo di Protezione Civile e alle esercitazioni, tra le quali possiamo ricordare la ricerca notturna di un disperso ed il recupero di un ferito in un burrone, tra “brughi” e rovi.
La serata trascorreva intorno al fuoco per ammirare le stelle cadenti (era il periodo di S. Lorenzo): quando gran parte del gruppo si era assopita, noi irriducibili ci mettevamo a bivaccare a pane e Nutella.
I momenti più esilaranti sono stati: quando, ormai stanchi e distratti, abbiamo rischiato di finire arrosto perché il fuoco si è propagato sino ai nostri piedi e solo il pronto intervento di Robertino ha evitato il peggio, e quando il mitico Gabriele di Santa Margherita ha dato inizio ad una rinfrescante battaglia a suon di secchiate d’acqua.
Alla fine di questo scontro, dato il gran divertimento, abbiamo indetto una seduta straordinaria del consiglio del campo, al termine della quale, nonostante la mancanza delle tende, ormai imballate, abbiamo deciso all’unanimità di prolungare la permanenza di un giorno, trascorso il quale, felici per la bella esperienza vissuta, la nostra allegra brigata si è data appuntamento per l’anno successivo.
Infatti, l’agosto seguente, ci siamo ritrovati a Calcinara di Rezzoaglio con gli immancabili amici di Santa Margherita e con alcuni Pionieri dei Gruppi di Apparizione ed Arenzano.
In quest’occasione è stato dato maggior rilievo alle simulazioni di soccorso. Le esercitazioni, curate anche nei minimi particolari, sono state quattro.
La prima consisteva nel recupero di un infortunato sull’altra sponda del torrente.
Ritrovato il ferito si passava alla verifica delle condizioni generali con eventuali manovre di soccorso e al trasporto del soggetto dal luogo dell’incidente all’ambulanza, guadando il fiume.
Nella seconda si ipotizzava un malore in acqua e la necessità di trasferire il paziente sul ciglio della strada sovrastante tramite una teleferica di fortuna realizzata con il verricello del fuoristrada, alcune corde e la barella toboga.
Il verricello è stato utilizzato anche nella terza esercitazione (non prevista) che ci ha visto impegnati nel recupero di un veicolo dal greto di un torrente.
La quarta ed ultima esercitazione consisteva nella ricerca di un disperso sul Monte Ramaceto.
Dopo aver pianificato l’intervento con le poche informazioni a disposizione, abbiamo percorso una decina di chilometri di strada sterrata con i fuoristrada prima di individuare il malcapitato, un ciclista caduto in una scarpata.
Dopo un primo soccorso praticato sul posto, il soggetto è stato immobilizzato con le apposite attrezzature, caricato sul Defender e portato al campo base.
Il tutto in un paio d’ore: niente male!
Al di fuori di queste attività didattiche non sono mancati momenti di sano divertimente, con qualche gag tragicomica.
Ad esempio, la terza esercitazione è stata improvvisata perché qualcuno, volendo dimostrare la versatilità di un veicolo, si è infilato nell’Aveto, rimanendo impantanato; il resto è venuto da sé.
Oppure l’operazione acqua calda: non c’è stato verso di far bollire l’acqua della pasta, finché un'anima buona, con un “lampo di genio”, ci ha spiegato che il fornello aveva la presa d’aria regolabile. Naturalmente, era sul minimo.
Notevole anche la scenetta l’apriscatole fantasma e il tonno ostinato, la quale ha dimostrato a tutti un dogma della protezione civile: in situazioni d’emergenza bisogna essere autosufficienti, e senza apriscatole non si mangia e ci si può fare del male (e le mani sanguinanti di molti ne sono la prova).
A parte questi episodi, sfidando la rigidità del clima, abbiamo strascorso la serata attorno al fuoco, cantando, chiacchierando allegramente e dividendoci la Nutella a colpi di scalpello (nonostante fosse agosto, alle nove di sera si seccava già dal freddo).
La rigidità del clima non ci ha comunque scoraggiato; d’altra parte, un’esercitazione di Protezione Civile senza inconvenienti non sarebbe neanche realistica.
Non potendo prolungare l’esperienza, ci siamo salutati con un cenone nella nostra sede.
Purtroppo, per svariate ragioni, non abbiamo più avuto la possibilità di organizzare altre spedizioni, ma visto il buon ricordo lasciato da quelle che abbiamo appena descritto, speriamo di poterlo fare in futuro.
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