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IL MOMENTO DELLA VERITA’
di Sandro Schenone con la collaborazione di Ilaria Giromini
Lunedì 6 novembre 2000: la Val Fontanabuona è assediata dall’acqua e dal fango.
Le avvisaglie
Un paio di giorni prima la Prefettura di Genova aveva diramato lo stato di allerta, essendo state previste abbondanti e persistenti precipitazioni; ma, a dire la verità, ad “allertarci” furono soprattutto le tragiche notizie che arrivavano dal Ponente ligure, investito dalla perturbazione che, sapevamo, poche ore dopo ci sarebbe passata sopra (e pioveva senza sosta già da parecchi giorni.
In mattinata, addirittura, era giunta dal Comitato Regionale una richiesta urgente di uomini e mezzi da inviare in soccorso nella Provincia di Imperia.
Il presidente si dimostrò lungimirante rispondendo più o meno: “Non se ne parla nemmeno, forse mi serviranno qua!”.
E infatti…
L’inizio dell’emergenza
La mattina del sei una prima frana aveva interrotto la Statale 333 appena fuori Gattorna, ma fu allarme pieno verso le 13:30, quando una colata di fango sbarrò la SS 225 in località Pezzonasca sfiorando una palazzina (foto nella pagina).
Poiché quelle frane erano dovute alla pioggia, era prevedibile che se ne verificas-sero altre, così che, accertata in loco la situa-zione, fra noi volontari pre-senti in sede convenimmo di assumere i se-guenti decisivi provvedimenti:
• io avrei preso provvisoriamente le decisioni non differibili;
• almeno un volontario avrebbe dovuto rimanere fisso al centralino e alla radio;
• avvertire il Presidente, il Delegato di Protezione Civile, le Forze dell’Ordine, il 118, il Sindaco;
• far venire in sede tutti i volontari reperibili;
• allestire un tabellone, da aggiornare in tempo reale, con la situazione della viabilità e dei rischi;
• dirottare il traffico veicolare sulle strade ancora percorribili.
Nel giro di pochi minuti giunse notizia di nuove frane sulla SP 21, poco sopra Gattorna, e a Moconesi, in località Campopiano, entram-be senza situazioni di im-mediato pericolo.
All’arrivo in sede di Paolo Boccardo, Delegato alla Protezione Civile sia della CRI che del Comune di Moconesi, analizzammo rapi-damente la situazione, e col “Defender” iniziammo una ricognizione della zona che in quel momento risultava più colpita da smottamenti, cioè il triangolo Gattorna-Moconesi-Ferrada.
La situazione si fa chiara
Verso le 14:15, dovendosi effettuare un servizio non correlato con l’emergenza frane, l’ambulanza fu costretta a bypassare Pezzonasca via Lavaggi.
Nel frattempo Boccardo ed io assistevamo ad uno spettacolo mai visto: la strada era un torrente, rivoli d’acqua scendevano da ogni punto del monte, Linaro fino al Fior di Roccia era invasa dal fango.
Non c’erano feriti o situazioni di grave pericolo, pur tuttavia si percepiva il costante peggioramento della situazione, anche attraverso le notizie che scambiavamo con la sede: cera un limite al peggio?
Raggiunta Pezzonasca dal lato di Ferrada (foto sopra), incontrammo il Sindaco ed il Comandante dei Carabinieri, con i quali facemmo il punto della situazione creatasi: era necessario evacuare circa 20 – 25 persone in tutta l’alta Valle, compresa l’intera palazzina di Pezzonasca sfiorata dalla frana.
Comunicammo alla sede di provvedere per alloggiare gli evacuati, dopodiché tentammo di ritornare a Gattorna, ma un altro smottamento a Linaro, proprio al bivio per Lavaggi, ce lo impedì: fu solo grazie al rapido intervento di una ruspa privata che, dopo un’ora e mezza circa, potemmo tornare in sede…e cambiarci, perché entrambi eravamo fradici fino alle mutande!
Comunque aveva smesso di piovere: arrivavano ancora notizie di frane, ma la situazione si stava per così dire “cristallizzando”, permettendoci di agire in maniera più ragionata.
Primi bilanci
Senza fare la cronaca di tutta la giornata, a sera la situazione era questa:
• strade interrotte: SS 225 a Pezzonasca, SS 33 appena fuori Gattorna, SP 21 poco sopra Gattorna, SP 22 tra Tribogna e Ferrada, SP 34 in tre punti a Campopiano, oltre ad alcune interruzioni minori;
• gravi danni agli acquedotti di Tribogna e Neirone;
• evacuate una ventina di persone, di cui 5 da alloggiare per la notte;
• nessun danno alle persone, nessun grave danno alle abitazioni.
Insomma, poteva andare peggio!…e tuttavia alcune centinaia di persone erano isolate, e lo sarebbero state ancora per i due giorni successivi.
Ora, comunque, era il momento di organizzarsi per la notte e i giorni successivi, il che stava a significare:
• approntare vitto e alloggio per gli “ospiti”;
• creare scorte d’acqua potabile, in bottiglie e taniche;
• preparare i moduli per il censimento delle necessità della popolazione, da effettuarsi al più presto.
I giorni successivi
Difficile ricostruire la nostra opera del “dopo-frane”: mi limiti quindi ad elencare i nostri principali servizi:
• Censimento dei bisogni delle famiglie di Rossaia e Salino (una ventina di persone) che si prevedeva sarebbero rimaste isolate a lungo a causa di un brutto smottamento.
• Trasporto – a braccia – di generi di prima necessità alle famiglie di cui sopra.
• Trasporto di acqua potabile a Tribogna ed in alcune frazioni di Neirone.
• Ultimazione delle ricognizioni sul terri-torio, particolarmente nelle frazioni di Neirone.
• “Ufficio Informazioni”, perché solo in Croce Rossa rispondevamo 24 ore su 24.
Anche il dopo frane richiese quindi un impegno costante da parte nostra, sempre comunque in stretta collaborazione con le Forze dell’Ordine, il Comune e i Vigili del Fuoco.
CONSIDERAZIONI E RIFLESSIONI
Un evento calamitoso merita sempre di essere “sviscerato”, in modo da evidenziarne le caratteristiche peculiari ed analizzare gli aspetti dell’azione di soccorso: i positivi ma anche (soprattutto) i negativi.
Classificazione dell’emergenza
Si è trattato di una emergenza
• idrogeologica, poiché, come suggerisce il nome, i problemi sono stati creati dalle eccessive precipitazioni, cadute per di più su un terreno già fradicio nel quale si sono verificati vistosi cedimenti;
• tecnologica, visto che frane e smottamenti hanno provocato danni anche gravi ai manufatti, in particolare a strade ed acquedotti;
• in parte sociale, perché si sono create indubbie situazioni di pericolo, con conseguente insicurezza nella popolazione, tanto che è risultato necessario evacuare delle persone sconvolgendo la loro normale vita;
• non sanitaria, non essendovi stati né feriti né situazioni a rischio di epidemia o altro.
Frana a
Allertamento
Eravamo stati avvisati dalla Prefettura della potenziale situazione di pericolo, ma va anche detto che, da dopo l’alluvione del Piemonte (in occasione della quale qualcosa in tal senso non funzionò), i fax di allerta si susseguono con frequenza forse eccessiva, tanto che, a furia di “al lupo, al lupo” essi sono abitualmente considerati meno del dovuto.
Come già detto, sono state più le notizie dal Ponente prima, e le nostre percezioni dirette poi, a metterci in allarme.
Comunicazioni
La rete radio della C.R.I. e i ripetitori dei cellulari hanno sempre funzionato (fatto quest’ultimo tutt’altro che scontato nel corso di una maxi emergenza): tutte le squadre impegnate hanno potuto così essere sempre informate della situazione e restare in costante collegamento tra loro e con la sede.
Abbiamo avuto conferma che una radio portatile e/o un telefono cellulare devono sempre accompagnare ciascun soccorritore, condizione indispensabile per il coordinamento in tempo reale.
Da rimarcare che il Comitato Provinciale C.R.I., di sua iniziativa, verso le 14 ci ha autorizzato a trasmettere su qualunque frequenza “diretta” (cioè da apparato ad apparato, senza ponte radio): provvedimento eccezionale, ma molto opportuno, giustificato dall’esigenza di non saturare la rete radio provinciale.
Frana a
Decisioni chiave
Nei primi istanti dell’emergenza, noi volontari presenti in sede abbiamo preso di comune accordo (indice, questo, di buon senso generalizzato) alcune decisioni, forse anche banali, ma che, col senno di poi, posso dire che hanno condizionato tutto il nostro successivo operato:
• un volontario fisso al centralino;
• situazione frane e rischi in bella vista, aggiornata in tempo reale;
• allertamento di tutti i volontari.
In questo modo abbiamo avuto a disposizione molto personale, adeguatamente informato, con una centralinista che, avendo seguito l’emergenza fin dall’inizio, ne conosceva ogni aspetto e poteva realmente “coordinare” gli interventi e dare risposte assennate.
Gestione del traffico
A causa della complessità delle interruzioni stradali, alcune squadre hanno dovuto “fare viabilità” per parecchie ore, affiancando Polizia e Carabinieri, per evitare che un blocco totale del traffico impedisse anche i soccorsi ( non si sapeva ancora se ne sarebbero dovuti affluire dall’esterno).
Particolarmente delicata è stata l’istituzione, per alcune ore, di un “doppio senso unico” sui percorsi Gattorna – Lavaggi – Ferrada e Ferrada – Tribogna (via Cortino) – Gattorna.
Occorre ricordare che, per alcune ore, Gattorna è rimasta quasi isolata, essendo tre direttrici su quattro impraticabili.
Gestione delle notizie
In conformità delle decisioni assunte nella prima ora, ogni notizia pervenuta in sede, se non proveniente da una figura istituzionale (Carabinieri, Comune), doveva essere personalmente verificata da un volontario, ad evitare falsi allarmi o equivoci.
Quando mancato questo controllo si sono generate situazioni clamorosamente incerte e caotiche (ad es. la notizia della riapertura della SS 225 ha creato un mini-ingorgo).
Accoglimento degli evacuati
Nel tardo pomeriggio del sei stesso, dopo un po’ di incertezza riguardo a dove sistemare le brande, erano già stati approntati 16 posti letto nella “casa di Colombo”: un precedente sopralluogo alla palestra parrocchiale di Gattorna aveva in effetti rilevato notevoli infiltrazioni d’acqua.
Ciò che più vogliamo rimarcare, in questo caso, è la rapidità di allestimento dei posti letto (poche ore!), anche se poi, fortunatamente, si sono rivelati inutili.
In effetti la maggior parte delle persone avevano trovato da sole un arrangiamento, sistemandosi presso parenti ed amici, alleggerendo quindi di molto il nostro carico di lavoro: appena cinque, alla fine, furono gli sfollati e li ospitammo direttamente in sede.
Censimento dei bisogni della popolazione
L’emergenza ha permesso di effettuare, per la prima volta in una situazione reale e su piccola scala (situazione ideale per impratichirsi), un censimento dei bisogni reali della popolazione. Risultò molto utile per aiutare quelle persone che rimasero isolate per alcuni giorni, ma a me e a chi era con me ha permesso di sperimentarne la metodica, le problematiche e le modalità di esecuzione: un importante bagaglio di esperienze per affrontare eventuali altri simili o peggiori interventi.
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