|
30
SCELTE: TUTTI FACCIAMO LE NOSTRE
di Mauro Piffero
La mia nomina a Commissario, ne ho già parlato, giunse in un momento molto delicato della storia del nostro Comitato.
La Sede sociale era praticamente a disposizione di tutti, tranne che per le attività per cui a suo tempo era stata costruita.
I locali erano affittati: in parte erano occupati da professionisti, che pagavano regolarmente il relativo canone, in parte da svariate associazioni, di cui qualcuna versava un’oblazione a fine anno e qualche altra rimandava invece a tempi migliori.
In sostanza i nostri volontari potevano disporre a mala pena di un locale al piano inferiore, accanto alla rimessa delle ambulanze, nel quale tenere le riunioni sociali e svolgere le attività di volontariato.
La mia prima scelta fu quindi obbligatoria: ricuperare nel minor tempo possibile l’uso esclusivo dei nostri locali.
Senza stare a dilungarmi, posso dire che nel giro di un anno tutte le associazioni lasciarono i locali che occupavano; ai titolari degli studi medici, inquilini regolari, fu concesso il tempo necessario a trovare una dignitosa soluzione alternativa.
Poi, finalmente, potemmo iniziare a lavorare a tempo pieno nella Sede sociale, di nuovo dei volontari.
La seconda scelta, altrettanto importante in quanto indicatrice del “colpo di timone” all’impostazione dell’Associazione, fu di riprendere il cammino lungo la strada a suo tempo intrapresa dai soci fondatori: l’attività sociale doveva essere finalizzata a favore della popolazione e svolta soprattutto nel nostro territorio, pur senza dimenticare le finalità ed i principi generali della Croce Rossa Italiana.
Mi spiego meglio con alcune considerazioni.
Da sempre le nostre attrezzature, a cominciare dalle vetture, sono state acquistate con i sacrifici dei volontari ed il contributo della popolazione, cui nel tempo si sono aggiunti quelli di Enti benemeriti come ad esempio la Banca CARIGE.
Oggi siamo arrivati a possedere ben 4 ambulanze di tipo “A”, indispensabili per gli interventi di emergenza: questo ci permette di rimettere a disposizione della popolazione, nel luogo ove abita, quanto essa ci ha dato modo di realizzare, avendo però ben presente il modo di operare della Centrale Operativa del Servizio 118, che in caso di sinistro multiplo ben difficilmente autorizza il trasporto di più persone traumatizzate su una sola ambulanza.
Ricordiamo ad esempio uno scontro frontale fra due vetture verificatosi nel mese di gennaio 2003 a San Marco D’Urri, nel quale rimasero infortunate 4 persone: in tale occasione ci fu richiesto l’invio di 3 ambulanze contemporaneamente.
Naturalmente la quarta era pronta presso la Sede, per rispondere ad una nuova chiamata.
Sempre con lo stesso spirito, operare nel territorio vicino alla gente che vi abita, è stata a suo tempo acquistata la vettura attrezzata ad automedica.
La ASL-4 aveva infatti presentato pubblicamente un piano che prevedeva, dopo quello di Lavagna, l’istituzione di servizi di automedica presso i Poli montani e noi la comprammo ed allestimmo per averla pronta al momento buono, fiduciosi di lavorare, speravamo, anche, in collaborazione col Comitato CRI di Cicagna, per coprire tutto il nostro comprensorio.
Da parte nostra, pur vedendo la mancata realizzazione di quanto promesso, non abbiamo mai preso in considerazione l’eventualità di prestare egualmente il servizio, ma con partenza da Lavagna e quindi non solo per Fontanabuona, rinunciando alle finalità che ci eravamo proposti acquistandola, solo per incrementare di qualche milione di vecchie lire all’anno i nostri bilanci pur non ricchissimi.
Diverso è stato invece il comportamento della consorella di Cicagna, i cui dirigenti, con una decisione per noi incomprensibile, hanno accettato la forma di servizio con stazionamento a Lavagna, praticamente rinunciando a svolgere la stessa attività in modo più capillare per la gente della Valfontanabuona, come del resto era nelle intenzioni dei presidenti che inizialmente trattarono con la ASL.
Incomprensibile per noi è rimasta anche un’altra circostanza: ad un certo momento fu dato grande rilievo al fatto che, rispetto alla Sede di Gattorna, la Sede di Cicagna era più vicina di ben 1300 metri al bivio di Cornia, frazione del comune di Moconesi, situata a mezza costa e confinante col comune di Cicagna.
Ancora più stranamente, senza alcun preavviso o segnalazione, la Centrale Operativa 118 cominciò ad inviare a Cornia le macchine di Cicagna, anziché quelle di Gattorna, che avendo da sempre operato in tale località, ne conosceva abitanti e territorio, aveva ed ha tutt’ora fra i suoi volontari persone residenti in quella frazione.
Da parte nostra ci rammarichiamo solo di non poter assistere in urgenza questi nostri concittadini che come noi dipendono dalla stessa Stazione dei Carabinieri, dallo stesso Ente comunale, dagli stessi addetti alla distribuzione della posta.
Tuttavia fa sorridere il rilevare una piccola incongruenza del coordinamento in atto: sono in realtà gli abitanti della frazione che determinano la scelta, anzi che “scelgono” da chi vogliono essere assistiti.
E’ noto infatti che, presentando una richiesta di intervento, si viene sollecitati a comunicare, fra l’altro, nome ed indirizzo completi, inclusi via e comune naturalmente.
E’ sufficiente che il richiedente dichiari ad esempio “….abito a Cornia, in via….” e vedrà accorrere in suo aiuto una macchina della CRI di Cicagna, mentre se si sarà espresso ad esempio in quest’altro modo “…abito a Moconesi, in via…” dell’intervento saranno incaricati i volontari di Gattorna.
Tutto ciò naturalmente nulla ha a che vedere con la preparazione e capacità dei Volontari di ambedue i Comitati, Volontari tutti che, ogni volta gli eventi l’abbiano richiesto, hanno sempre collaborato con slancio e dimostrato appieno la loro professionalità (vedasi ad esempio l’emergenza alluvione 2002, ndr).
|