|
32
IL MIO ANNO DI SERVIZIO CIVILE A GATTORNA
di Federico Dindelli.
Sono ormai passati diversi anni da quel 1996, nel quale ho trascorso 12 mesi filati presso la C.R.I. di Gattorna per gli obblighi militari sotto forma di Servizio Civile, ma i miei ricordi sono talmente forti da non risentire del tempo che è passato.
Mi presento: mi chiamo Federico Dindelli, sono nato nel 1969 a Genova, città nella quale tutt’ora vivo e lavoro.
Sono laureato in Scienze Naturali e di mestiere faccio il professore di Scienze della Terra, Biologia e Chimica nelle scuole superiori.
Il mio anno di Servizio Civile (dal novembre 1995 allo stesso mese del 1996) ha rappresentato un momento molto intenso ed importante della mia vita, ricco di tanti bei ricordi; eppure le premesse non furono certo le migliori: ma per spiegarmi meglio occorre fare un salto indietro nel tempo.
L’idea di scegliere il Servizio Civile Sostitutivo al posto del normale anno di leva obbligatoria nell’Esercito maturò in me fin dai primi anni di università, all’inizio degli anni ’90, idea sviluppatasi sulla base di solide convinzioni morali, etiche e religiose: tutto ciò sfociò nella presentazione della richiesta presso l’Autorità Militare all’inizio del 1994.
In attesa della risposta proseguii gli studi.
Preciso che a quei tempi la scelta del Servizio Civile non era, come adesso, del tutto libera, ma la richiesta doveva essere sottoposta all’accettazione da parte di appositi organi militari di Roma, se le motivazioni presentate dall’interessato (il cosiddetto “obiettore di coscienza”) venivano ritenute fondate.
Poi però feci un errore che mi costò molto caro: cominciai a fare troppe cose insieme.
Che cosa? Gli esami universitari, la tesi (che iniziai proprio in quei mesi), alcuni lavoretti per mantenermi gli studi e altro ancora; a ciò bisogna aggiungere un paio di gravi lutti che mi colpirono alla fine del 1994.
Risultato: nella primavera del 1995 tutte le mie energie fisiche e mentali furono completamente prosciugate.
Ebbi perciò un vero e proprio crollo che si manifestò con una serie impressionante di disturbi: dimagrimento eccessivo, inappetenza e vomito, insonnia, mal di testa, crisi respiratorie, sbalzi di pressione, svenimenti, e chi più ne ha più ne metta.
Insomma, sembravo uno straccio: per alcuni mesi fui addirittura costretto a sospendere gli studi e finii diverse volte in ospedale.
Finita l’estate, cominciai lentamente a migliorare, quando improvvisamente fui convocato al Distretto Militare di Genova.
Qui venni informato che la mia domanda di Servizio Civile era stata accettata, ma, con mia grande sorpresa e disappunto, fui anche informato che non ero stato assegnato all’Ente che avevo indicato nella domanda (la Caritas di Genova), bensì alla Croce Rossa Italiana, Sottocomitato di Gattorna!
Ricordo che mi arrabbiai parecchio: protestai, facendo anche notare le mie precarie condizioni di salute, ma fu tutto inutile, cambiare la destinazione era praticamente impossibile.
Per prima cosa cercai l’esatta collocazione della località: prima di allora Gattorna non l’avevo mai sentita nominare e quindi non sapevo neanche dove fosse. Fu per me già un piccolo sollievo sapere che si trovava nella mia provincia.
Poi feci una visita per conoscere il posto ed infine, all’inizio di novembre, presi servizio.
Ecco dunque come cominciò la mia avventura a Gattorna e con quale stato d’animo.
L’inizio non fu certo facile: anche se trovai la Sede della C.R.I. molto bella e confortevole, c’è da tener presente che non ero in buone condizioni e non avevo ancora digerito lo “scherzo” che mi avevano fatto i militari spedendomi lì.
Peggiorò ulteriormente le cose lo scoprire che mi sarei dovuto anche fermare a dormire in Sede, avendo l’obbligo di rientrare entro la mezzanotte
(non sarei comunque andato a casa ogni giorno: avrei dovuto farmi ogni volta , tra andata e ritorno, 90 km.).
Altre cose che mi disorientarono: la durata del servizio giornaliero (ben 12 ore: dalle 8 alle 20) e l’obbligo di indossare la divisa.
I primi giorni ero sconfortato, triste ed anche molto chiuso ( “Sembravi un gatto spaventato” ricordano ancora oggi diversi militi); trovai però una bella accoglienza da parte di tutti i militi che, intuendo il mio disagio iniziale, fecero di tutto per aiutarmi e farmi sentire a mio agio.
A questo proposito avrei tante cose da dire, ma vi racconto solo un episodio: era la mia prima sera a Gattorna e mi trovavo nel salone della C.R.I., piuttosto malinconico, quando mi viene presentato un giovane Pioniere.
“Piacere, Sandro”.
“Piacere, Federico”.
Attimo di silenzio, poi “Sai giocare a carte?”.
Ed io, stupito, rispondo “Sì, certo”.
“Bene. Sai giocare a Cirulla?”
Ed io, sempre più sorpreso “Naturalmente!”
“Benissimo. Allora cosa aspettiamo?”
Fu l’inizio di una grande amicizia che dura tutt’ora, la prima di una lunga serie!
E così grazie all’aiuto di tutte le componenti di Gattorna (Pionieri, VdS, Sezione Femminile) riuscii in poco tempo ad ambientarmi a meraviglia.
Ma come trascorrevano le mie giornate?
All’inizio, anche a causa delle mie non perfette condizioni di salute (e comunque non ero obbligato a farlo) non facevo servizio in ambulanza, ma il lavoro non mancava lo stesso: comunicare con i mezzi mediante la radio, usare i telefoni per urgenze o per servizio, tenere pulita ed in ordine la Sede (questa incombenza mi prendeva quasi tutta la mattinata, ma per fortuna c’era spesso qualcuno che mi aiutava), controllare periodicamente i farmaci della sala di Guardia Medica, lavare e tener puliti i mezzi, far la spesa e farmi da mangiare (ma questo non mi pesava: in cucina me la cavo egregiamente!).
In seguito però cominciai a stare decisamente meglio, tanto da iniziare a fare i servizi in ambulanza: dapprima come secondo (o terzo) nei trasporti infermi, poi le urgenze (come dimenticare la mia prima? L’autista era il Presidente del Sottocomitato in persona, Mauro Piffero, al quale sono tutt’ora molto legato) e quindi, nel giro di poco tempo, mi feci tanto coinvolgere dallo spirito della Croce Rossa (non c’è niente di più bello che aiutare le persone che hanno bisogno!) da frequentare il corso di Primo Soccorso e addirittura prendere la patente per guidare i mezzi.
Tutte cose assolutamente impensabili il giorno che sono arrivato a Gattorna!
Insomma, mi trovai talmente a mio agio che spesso, nei permessi di fine settimana, invece di andare a casa, decidevo di rimanere a Gattorna per andarmene a zonzo con l’immancabile Sandro (anche lui, come me, Amante delle lunghe camminate sui monti, in mezzo alla natura) o con altri.
E come non ricordare i tanti episodi di amicizia?
Per esempio, le mitiche colazioni mattutine con Luigi, o tutte le volte che Sandro mi venne a prendere la domenica sera a Genova, permettendomi di passare qualche ora in più a casa? Oppure quando mi beccai l’influenza, e, costretto a letto per una settimana, la Eva venne a farmi da mangiare? O quando Sandro e Paolo si fermarono a dormire con me, per farmi compagnia, nei mesi in cui rimasi l’unico obiettore presente?
Questi e tanti altri momenti non si possono dimenticare, ma ti rimangono per sempre stampati nell’anima.
Tutte le cose, però, hanno un termine, e così, dopo 366 giorni esatti (il 1966 era bisestile), all’inizio di novembre arrivò il momento del congedo: feci una bella festa, ovviamente in Sede, e poi, dopo due giorni, tornai a casa.
Ma, se da un lato ero felice, fui d’altro canto preso dalla malinconia al pensiero di dover lasciare Gattorna.
E cosa feci allora? Continuai a prestare servizio, non più come obiettore, ma come semplice milite, ancora per un paio di anni, tornando periodicamente.
Poi però, per evidenti problemi logistici (abito troppo lontano) e per impegni di studio prima, di lavoro poi, fui costretto a smettere.
Nonostante ciò sono rimasto in contatto con molti amici della C.R.I., ci si vede e, appena posso, non rinuncio a fare una scappata a Gattorna, perché è proprio vero, a Gattorna, nella C.R.I., ho lasciato una parte del mio cuore!
|