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34 EMERGENZE - GATTORNA C’E’ rielaborazione da CROCE ROSSA NEWS

Si può dire che non passi anno senza che purtroppo si verifichi una qualche emergenza, fortunatamente non sempre catastrofica, ma pur sempre apportatrice di danni, a volte estremamente gravi e con perdita di vite umane.

Con orgoglio possiamo dire che la Croce Rossa di Gattorna, e attraverso essa la popolazione tutta, si è sempre attivata in passato per raccogliere aiuti e portarli direttamente sul luogo del bisogno.

Alluvione Piemonte: la colonna aiuti in partenza per Alessandria

Giova ricordare che già nel fascicolo illustrativo del 2° Campionato Italiano di Ciclismo su strada riservato a militi e volontari della Croce Rossa Italiana si diceva “…il Sottocomitato di Gattorna fu sempre pronto per portare conforto e assistenza ovunque ce ne fosse bisogno, distinguendosi anche nelle calamità nazionali come il disastro del Vajont, il terremoto del Friuli e in Campania.”

Oggi però, con la supervisione del Servizio di Protezione Civile, gli aiuti vengono coordinati da appositi gruppi operativi che organizzano centri di raccolta e distribuzione dei materiali, presenza e turnazione dei volontari, assegnazione degli incarichi: questo naturalmente implica che non è più possibile “partire ed andare ad aiutare”, perché quella che sembrerebbe la cosa più semplice e naturale comporterebbe solo disordine e minor efficienza.

I volontari della C.R.I. di Gattorna hanno dato in ogni occasione la loro disponibilità, fedeli ai principi fondamentali della loro associazione, e, come tante altre persone, senza ricompensa alcuna, quando sono stati chiamati hanno lasciato lavoro, scuola, famiglia per portare aiuto a chi da un momento all’altro si è ritrovato ad aver perso tutto: ci permettiamo di ricordare qui alcune delle partecipazioni più significative degli ultimi anni.

1997: Una settimana fra i terremotati I Pionieri Sandro Schenone e Luca Senatori per una settimana ed il Pioniere Paolo Boccardo per ben 139 giorni hanno operato nelle zone terremotate del Centro Italia, avendo come base il campo C.R.I. di Foligno: essi hanno svolto i compiti più disparati, in cucina, alla distribuzione di aiuti, in servizi di ambulanza, allo smontaggio delle attrezzature a fine emergenza e loro ricupero, ecc. Pronti a partire per Foligno

Durante la permanenza hanno potuto “toccare con mano” anche molti aspetti “sommersi” dell’emergenza sisma: • il terremoto ha lasciato praticamente illeso il fondo valle, ma nell’Appennino ha raso al suolo interi villaggi (ha giocato a ping-pong fra i monti, dicono i “veterani”), ed anche dove la distruzione non è stata totale, ogni opera dell’uomo è rimasta danneggiata, creando difficoltà di ogni genere per i soccorritori, difficoltà aggravate dal freddo che, con temperature notturne di parecchi gradi sotto lo zero, al mattino faceva trovare tutto ricoperto da un velo di ghiaccio; • oltre al danno immediato, notevole è stata la pressione psicologica sugli abitanti a causa delle incessanti scosse, accompagnate, nelle valli, da terribili boati che paiono annunciare terribili cataclismi (fenomeno di risonanza dovuto alla particolare orografia del terreno); naturale quindi per la gente il dilemma “dormire in casa, al caldo, ma col rischio che tutto crolli addosso, o starsene in tenda o in roulotte, al freddo ma al sicuro?”; alla lunga, comunque, si impara a convivere con tutto; • con stupore si è appreso che in tutta la Val Nerina (15.000 abitanti, molti anziani, lontana da ospedali attrezzati) non esiste Croce Rossa o Pubblica Assistenza che gestisca i servizi in ambulanza (quindi che ha bisogno di ricovero si arrangia da solo) – Immediato il confronto con la nostra Valfontanabuona, ove a parità di condizioni si hanno almeno una dozzina di ambulanze ed il servizio è garantito 24 ore su 24; • ha stupito la massa di curiosi che spesso hanno affollato le strade dei luoghi colpiti dall’emergenza armati di macchine fotografiche e videocamere, oppure i numerosi pellegrini che hanno invaso Annifo, località vicina a Colfiorito, in occasione della visita del S.Padre rendendo necessario distogliere personale dall’assistenza per svolgere servizio d’ordine.

I “nostri” sulla nave S. Giorgio verso l’Albania 1999: Emergenza Kossovo

Il 24 aprile i Pionieri Paolo Boccardo e Sandro Schenone partono per l’Albania restando lontani da casa per 20 giorni, 15 dei quali trascorsi nel campo profughi C.R.I. di Kukës, presso il valico di Morini, tra Albania e Kosovo.

Ecco alcuni aspetti ed impressioni di una avventura (figuriamoci, in un campo profughi in Albania!) che molti credevano non si sarebbe realizzata.

Un lungo viaggio: 15 ore ed un’ora di ritardo per raggiungere Brindisi in treno, altre 15 ore sulla nave S.Giorgio fino a Durazzo, ed infine 12 ore per raggiungere Kukës in autocolonna (200 Km di strada in condizioni impossibili). Il ritorno, in parte in elicottero, è stato un po’ meglio! La “sala” pranzo del campo

La vita al campo: naturalmente le sistemazioni durante l’emergenza terremoto (vedi prima parte del presente capitolo, ndr) erano un lontano ricordo. Le difficoltà logistiche, dovute ai luoghi ed aggravate dalla situazione di guerra in atto al di là del confine, imponevano scelte economiche. Dormitori affollati, sedie di tutti i tipi (anche cassette da frutta) e tavole su cavalletti, a volte pasti freddi , menu limitato. Un solo telefono per 6000 persone: grazie alla gentilezza dei Vigili del Fioco, i nostri hanno scroccato abbondantemente il loro satellitare. Naturalmente, alla sera, divieto di uscire dal campo.

Albania paese da rifare: questa frase fu detta da un collega di Bolzano, e non gli si può dare torto. Tutto il paese versa in un notevole stato di arretratezza, e, ancora peggio, la popolazione ha un comportamento di assoluta indolenza. Strade in condizioni impossibili, campi incolti, gente ai bordi delle strade o ai tavolini dei bar in attesa….di cosa non si sa. Ad esempio, l’attività più diffusa nei dintorni di Durazzo è il lavazh, il lavaggio auto, praticato da un uomo con una canna per l’acqua ed una spugna.

Giochiamo con i piccoli ospiti

Il dramma dei rifugiati: la vicinanza al valico di Morini, tra Albania e Kosovo, faceva sì che il campo di Kukës fosse il primo punto di accoglienza e soccorso dei profughi che arrivavano a tutte le ore. Gruppi di venti o trenta persone ammassate su carri, prevalentemente donne, vecchi e bambini; ragazze sfregiate in volto, racconti raccapriccianti, pianti, ma sempre grande dignità. Il campo era già strapieno, quindi feriti e malati venivano avviati al nostro ospedale da campo, per gli altri un rifornimento al volo di acqua, latte, biscotti, pannolini. Poi, la prosecuzione verso il centro del paese o la costa.

E’ in situazioni come questa che si può apprezzare la grande funzione della Croce Rossa e riscontrare come il suo emblema contraddistingua luoghi in cui si rispetta il Diritto Umanitario, un’oasi in cui è possibile trovare cure, aiuto e conforto.

L’Italia prima in solidarietà: gli osservatori delle Nazioni Unite hanno testimoniato l’impegno dell’Italia nel soccorrere il popolo del Kosovo. Nessun altro paese ha inviato tanti e tali aiuti, ne sono addirittura avanzati, ed i campi di accoglienza gestiti da organizzazioni italiane, inclusa la C.R.I., sono risultati quelli che hanno offerto il miglior trattamento e le migliori condizioni igieniche.

2002 – Terremoto in Molise di Ilaria Giromini

Domenica 17 novembre, alle ore 3:30 del mattino, cinque assonnati volontari della C.R.I. di Gattorna partivano per il campo di Larino (presso Campobasso, ndr), allestito in conseguenza dell’emergenza terremoto.

Ore 3,30 : pronti a partire

Con la storica ambulanza “332”, dopo quasi 800 chilometri ad andatura turistica (forzata), raggiungiamo la destinazione nel primo pomeriggio e, appena il tempo di sistemare i bagagli, ci assegnano alla pulizia dei gabinetti: cominciamo bene!!

Con nostra immensa gioia e, non lo nascondo, anche un pizzico di preoccupazione, scopriamo che il nostro compito nei giorni successivi sarà di aiutare i bambini, che rientrano a scuola dopo la grande tragedia, a ricominciare a vivere la vita di sempre con serenità.

In poche parole, ogni gruppo è stato assegnato ad una scuola delle frazioni circostanti in modo da, come si dice in gergo, coprire tutto il territorio, con l’ordine di improvvisare attività e rassicurare questi bimbi realmente sconvolti dal terremoto.

Servizio in classe

Una volta arrivati alle scuole (alla notte dormivamo in tenda, al campo, ed il solo farsi la doccia alla sera o uscire dal sacco a pelo al mattino era già un’impresa non da poco…) scopriamo cose che non avremmo mai immaginato: i bimbi, il nostro gruppo aveva sia scuola materna che elementare, erano terrorizzati da ogni minimo rumore e bastava un camion che passava per la strada, una seggiola caduta al piano superiore o una piccola scossa di assestamento per fare immancabilmente scoppiare a piangere un piccolino con la conseguenza che tutta la classe faceva altrettanto.

Operando nelle scuole di Campomarino, Ripabottoni e Montorio nei Frentani – quest’ultimo, fra l’altro, Comune epicentrale del 31 ottobre – abbiamo giocato insieme ai bambini ed abbiamo insegnato loro piccole cose, ma molto utili, come ad esempio il comportamento da tenere in caso di scosse di terremoto o come chiamare il 118.

Personalmente non dimenticherò mai il calore delle maestre e la generosità delle bidelle che, tra una fetta di torta ed un caffè, ci hanno fatto sentire veramente i benvenuti.

Si rientra

Ringrazio i miei compagni di viaggio Luca Senatori, Alessandro Palmieri, Yuri Ruggeri e Sandro Schenone per avermi tenuto sveglia durante le interminabili ore di guida e per aver sopportato con pazienza le mie lunghissime soste agli autogrill.

Esperienza formativa ed indimenticabile che ripeterei immediatamente.

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