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4 LA NASCITA

Francesco Gattorna, meglio conosciuto come “Frenchi”, era un omino piccolo e robusto, che portava un paio di occhiali con le lenti molto spesse a causa di una grave forma di miopia.

Sposatosi ad Uscio alla fine degli anni ’40, fu assunto dalle Poste Italiane come portalettere: all’inizio degli anni ’50 venne trasferito a Genova, nella vastissima zona Marassi/Brignole, dove iniziò la sua frenetica attività di smistamento della corrispondenza quotidiana.

Ciò, nel tempo, gli causò un incredibile modo di camminare: velocissimo, a piccoli passi in punta di piedi, con il corpo sbilanciato in avanti per fare da contrappeso alla borsa che portava a tracolla, eternamente colma di posta da consegnare.

Conosciutissimo a Gattorna e nei paesi limitrofi, era quasi impossibile passare nella sua “zona operativa” senza vederlo entrare ed uscire da un portone all’altro dei palazzi della città, intento a consegnare la posta giornaliera, nel tentativo di vuotare quella dannata borsa a qualsiasi ora del giorno sempre gonfia. Ogni fine settimana tornava a Gattorna, dove aveva mantenuto la casa: dopo la nascita di Anna, aveva trasferito la residenza anagrafica della sua famiglia a Genova città.

Una domenica mattina, sotto i portici del Bar Centrale, intorno al 1952, fu proprio lui ad esternare l’idea di fondare in paese un’Associazione di Volontariato. Secondo “Frenchi” un Comitato di Croce Rossa avrebbe portato un grande beneficio alla popolazione locale: infatti, all’epoca, per raggiungere l’ospedale attrezzato più vicino occorreva più di un’ora di tempo, naturalmente dopo aver atteso l’arrivo dell’ambulanza, che solitamente arrivava da Chiavari. Considerando che il Sottocomitato della CRI di Uscio doveva disfarsi di una vecchia ambulanza per ottenere il contributo ed acquistarne una nuova… …insomma, “Frenchi” tanto disse e tanto fece che riuscì a convocare una riunione la sera del 23 gennaio 1953, nella sala del Ristorante “Beneitin”, riunione alla quale parteciparono i rappresentanti di quasi tutte le famiglie del paese.

Probabilmente neanche Lui ci credeva più di tanto, ma, da quella animata e rumorosa assemblea, scaturirono i presupposti per altri incontri, finché, finalmente, il 18 dicembre 1953, completate tutte le pratiche ed ottenuti i necessari permessi, venne fondato, anche se con molte perplessità, il Pronto Soccorso di Gattorna / Sottocomitato di Uscio (l’equivalente di un’attuale delegazione CRI).

Con la Sua ostinazione determinò la nascita della Croce Rossa di Gattorna: l’evento è testualmente riportato nel verbale di assemblea del 1° Consiglio Direttivo composto dal Direttore Giambattista Basso e dai consiglieri Giovanni Basso, Ugo Rosasco, Luigi Olcese e Giuseppe Rosasco.

La Fiat M520, “Carolina”, gloriosa prima ambulanza, tirata a lucido dai “boccia” di Gattorna. Sul lato destro è visibile l’ingresso della sua rimessa.

Dopo soli 3 mesi, era il 14 marzo 1954, avvenne l’inaugurazione del Pronto Soccorso di Gattorna con una cerimonia ufficiale, durante la quale il Presidente del Sottocomitato di Uscio Giuseppe Ravea, consegnò al Consiglio Direttivo la vecchia Fiat M520, accolta con applausi dai presenti, che videro quell’atto soddisfare l’aspirazione di tutti gli abitanti della zona.

Il dono dei “cugini” di Uscio non fu certo un grosso affare, poiché “Carolina” avrebbe avuto spesso e volentieri bisogno delle cure di Mimmo Cefeo, autista volontario che per parecchio si sarebbe occupato di lei, e di quelle specialistiche di Piero il meccanico, ma fu certamente il punto di partenza della nostra Associazione, cresciuta nel tempo tra gli alti e bassi che ne hanno caratterizzato la vita.

“Frenchi”, pur non avendo mai ricoperto alcun incarico ufficiale, ci ha lasciato una grossa eredità da preservare ed oggi, dopo cinquant’anni ci piace ricordarlo così: un piccolo grande uomo, con un paio di occhiali dalle lenti molto spesse, che, andato in pensione alla fine degli anni ’70, tornò a vivere a Gattorna e, per il tempo che Dio volle, continuò a camminare in quel modo incredibile, velocissimo, a piccoli passi sulle punte dei piedi, con il corpo sbilanciato in avanti per fare da contrappeso alla borsa da postino, non più a tracolla e finalmente vuota.

Grazie “Frenchi”.

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