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Ecco l'elenco degli articoli della rubrica 'Vie dei pellegrini" del Portale della Comunità Montana Fontanabuona
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Gli ospedali per i pellegrini in Fontanabuona (INTRODUZIONE)
Lungo le antiche vie del medioevo, che in diverse direzioni solcavano la valle della Fontanabuona, si muovevano i pellegrini diretti ai principali santuari del tempo, Roma, Gerusalemme e Santiago di Compostella. Accanto a queste tre “mete maggiori”, una miriade di santuari locali, minori quanto a grandezza ma non per importanza, attiravano egualmente un consistente numero di pellegrini. Per far fronte alle necessità dei pellegrini in cammino, che si trovavano lontano dalle proprie case a volte anche per mesi, sorsero dei centri di ospitalità e di accoglienza per viaggiatori, fondati e gestiti, inizialmente, da vescovi od ordini religiosi per adempiere al precetto di carità cristiana (“Fui pellegrino e mi accoglieste”, dice Gesù nel Vangelo). Questi centri di ospitalità, della cui esistenza già abbiamo notizia in epoca romana, con il trascorrere del tempo assumeranno anche importanti funzioni strategiche e di controllo delle strade. Grazie alla loro presenza, oggi noi possiamo ricostruire gli antichi percorsi lungo i quali questi ospedali erano disseminati. Il termine stesso Hospitalis richiama il concetto di ospitalità, accoglienza, protezione; quanto, in sintesi, di buono si poteva offrire a chi si incamminava per un incerto viaggio verso una meta sicura, ma difficoltosa a raggiungersi. Le strade del medioevo, dopo la rovina del sistema viario romano dovuta alla dissoluzione del potere stesso di Roma, erano infatti molto spesso incerte ed insicure, accomunate dalla caratteristica di essere percorribili a piedi. L’abbandono, specie nelle campagne, delle antiche vie consolari, aveva infatti prodotto, come conseguenza, la nascita di un fitto reticolo di sentieri, viottoli, stradine, spesso disomogenee tra loro, che collegavano, sia pur faticosamente, i villaggi ed i centri maggiori. Verso il X secolo, il risveglio economico, sociale e religioso provoca anche una maggiore mobilità delle persone, aumentano i viaggi commerciali e quelli a scopo devozionale; naturale conseguenza dell’aumentato traffico è l’incremento delle strutture ricettive a servizio della strada. Grazie alla diffusione capillare nei centri rurali ed in quelli urbani, saranno le varie componenti della Chiesa del tempo (vescovi, pievi, monaci, frati, ordini religiosi) ad organizzare e riordinare, a volte per iniziativa dei singoli, molto più spesso in maniera organica e complessa su di un vasto territorio, quella fitta rete di ospedali, pievi, chiese campestri o semplici rifugi che consentiranno ai viaggiatori di sostare lungo i percorsi. Va anche ricordato che le strutture della Chiesa, essendo di carattere spirituale e soprannazionali, sorgeranno nei luoghi dove ciò sarà richiesto dalla loro funzione, assicurando l’erogazione di quel minimo di assistenza indispensabile alla sopravvivenza del pellegrino. Credo che meriti un cenno introduttivo anche il discorso sulle strade. Dalla sua apparizione sulla terra, l’uomo non ha potuto fare a meno, per necessità e per curiosità, di muoversi. Per farlo sulle medie e lunghe distanze, ci dicono e ci ripetono gli specialisti del settore, l’uomo scelse dapprima le cosiddette vie naturali: il corso dei fiumi, i crinali dei monti, i valichi naturali (le varie colle, collette di cui sono disseminate le carte topografiche). In realtà, anche se tutto questo non è dimostrato scientificamente, è ragionevole pensare che la storia dei percorsi umani sia nata proprio in questo modo, influenzata da una miriade di fattori (stagionalità, rapporto rischio/convenienza, possibilità di sfruttamento delle risorse del suolo). Alcuni studiosi parlano di percorsi perenni; strade, cioè, da sempre sfruttate dall’uomo grazie al fatto che le loro caratteristiche, per fattori geografici di varia natura, si sono mantenute pressoché immutate. Direttrici, lungo le quali, nel corso dei secoli, si sono via via succedute le strade preistoriche, romane, medievali. Vedremo che proprio il territorio della Fontanabuona è solcato da strade con caratteristiche di questo tipo, sfruttate per generazioni e cadute in disuso con l’avvento dell’età contemporanea, anche se ancora ben riconoscibili ed individuabili sul territorio e sulle carte topografiche. Al termine di questa prima parte introduttiva vorrei almeno menzionare gli ospedali, di cui abbiamo notizia documentaria certa, esistenti sul territorio della Comunità Montana Fontanabuona, facendo riferimento anche ai comuni che già fecero parte di questo ente: l’ospitale di San Giacomo di Possuolo (Sori), quello di San Giacomo di Gattorna (Moconesi), San Pietro di Monte Oscano (Coreglia L.) San Sisto di Carasco, quello detto nei documenti de Piono in comune di Cogorno; in tempi più recenti, appare anche un ospedale per i pellegrini a Verzi (Lorsica). Vi sono poi altri siti, non citati nelle fonti, ma ugualmente significativi, di cui verrà dato cenno nei prossimi spazi a disposizione, dove sarà dapprima ripreso il discorso sulle strade e verranno passati in analisi, nei documenti e nelle testimonianze superstiti, alcuni degli ospedali menzionati indagandone il significato anche in relazione alla presenza di altri manufatti ad uso delle strade, importantissimi, quali i ponti. Sarà inoltre introdotto il discorso sulle titolazioni santoriali degli ospitali, che permette di individuare strutture di accoglienza non espressamente designate come tali; ciò sarà fatto anche alla luce di un importantissimo documento medievale, la Guida del pellegrino di Santiago del XII secolo, conservato nella cattedrale di Santiago di Compostella, che fornisce preziosi ragguagli che consentiranno di proiettare nell’universo dell’Europa del Medioevo anche i nostri piccoli borghi fontanini, con una funzione precisa e ben definita. |
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